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pink is the new black

Finalmente in ferie. Un rientro col botto: con Irene ancora a Edimburgo per lavoro, i bambini a urlare su una piscinetta da giardino da 20 euro, felici e spensierati, con i nonni, felici (di averli) ma meno spensierati (per i cazzi della vita, che volan bassi a 35 anni, figurarsi a 65), e io che trovo per magia lo spazio per passare una mezza giornata con 3 persone con cui tra 20 e 15 anni fa ho passato praticamente tutti i giorni della mia esistenza.

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Niente nostalgia, niente racconti degli ultimi anni anni condensati in pochi minuti, solo un update di chi siamo ora e del tempo di qualità, condito da tanta ignoranza.

Questo ha risvegliato la voglia di memoria, di non perdere pezzi, quindi ho trovato il modo di importare in questo blog i 517 (!!!) post che ho scritto tra il 2006 e il 2009 su dioblog.it. Non li pubblicherò tutti: fuori da quel contesto multiautore alcuni non hanno molto senso, ma qualcuno sì, troverà spazio.

E mentre aspetto l’arrivo di Irene, che atterra domattina e non vedo l’ora, gioco con nodeJs, scopro nuove serie tv, riascolto dischi sottovalutati e preparo nuovi progetti.

Luca direbbe “bella vita” e va bene così.


2013 in dischi

January 1 2014 - In: music by

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menzione speciale

Io ricordo con rabbiaMaria AntoniettaTim Timebomb

Pompei

November 22 2013 - In: vita vissuta by

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[WARNING: post sconclusionato come non mai, frutto di sensazioni, letture, dialoghi, un flusso di coscienza che da qualche parte doveva uscire]

Ho quarant’anni spesi male fra tangenti e corruzioni
Ho comprato ministri faccendieri e giornalisti
Ho venduto il mio di dietro ad un amico americano
E adesso cerco un’anima anche di seconda mano

[...]

Ma ho scoperto l’altro giorno guardandomi allo specchio
Di essere ridotta ad uno straccio
Questo male irreversibile mi ha tutta divorata
È un male da garofano e da scudo crociato

Era il 1994, Cisco e i Modena City Ramblers non potevano certamente immaginare come sarebbero stati i successivi 20 anni.

All’alba del 2014 mi ritrovo a Londra: mi e’ capitata un’occasione ed e’ stata una scelta difficile, ma personale e non ci siamo mai sentiti veramente forzati a farla (a parte forse dalla prospettiva di Milano come inaccettabile potenzialmente unica alternativa in Italia, in quel senso forse un po’).

Ieri ho avuto una conversazione su facebook.

Inciso: perche’ poi mi infilo in tutti i flame che trovo devo ancora capirlo bene, mi sento un po’ cosi’ a volte
duty_calls

Dicevo: giusto ieri ho avuto una conversazione su facebook con il parente di un amico emigrato

Lui – Beh insomma, strano che uno sportivo come te si arrenda così facilmente!.. io invece penso che bisogna sfruttare le opportunità che questo paese offre.
Io – mi pare un po’ tardi per il “facciamo quadrato”. La nave e’ salpata e io di far crescere i miei figli in un paese che ha barattato il loro futuro in puttane e maneggiamenti con personaggi di dubbia credibilita’ faccio volentieri a meno.
Lui – Io le chiamo radici. Cmq hai regione, la cosa importante è fare qualcosa per migliorare il posto in cui si vive.
Io – Ma sti cazzi le radici, il posto in cui si vive si puo’ cambiare migliorandolo o emigrando, non siam mica alberi

Il flame e’ a lieto fine e ora siamo felicemente amici su facebook (ora sono amico di 2 Pessa, non so se sopravvivero’).

Nel frattempo altri si sono infilati nella conversazione e qualcuno se n’e’ uscito con

Secondo me Gaetano e Marco stanno passando la normale, prevedibile fase dell’iperscreditamento del Paese di origine, e sono d’accordo con Beatrice che calchino un po’ troppo la mano Insomma l’Italia è sì un disastro per tante cose ma è un Paese che ha una ricchezza culturale artistica cinematografica architettonica paesaggistica territoriale dialettale enogastronomica enorme, insomma oh siamo un Paese figo, adesso viviamo perlopiù di rendita, OK, però considerare qualsiasi altro Stato straniero che ci accoglie e che ci fa prendere na boccata d’aria fresca come l’El Dorado, il paradiso in terra, è una fase normale, ci sono passata in erasmus, e come tutte le fasi, passerà.

Ecco, no.
La fase di iperscreditamento non c’e’ mai stata, chi mi conosce sa bene che sono stato iper critico da sempre, anche quando vivevo ai bordi di Bologna, anzi da quando avevo 15/16 anni e ho iniziato a capire cosa voleva dire avere una coscienza politica. Quello che guadagni venendo all’estero e’ solo un punto di vista diverso, una finestra sul come potrebbe essere.
E l’estero non e’ mai MAI perfetto a fronte di un’Italia di merda, l’estero e’ semplicemente normale, a fronte di un’Italia allo sfascio.

Il problema e’ che finche’ stai dentro non capisci quanto allo sfascio: finche’ non ti confronti con una situazione normale, coi suoi pro e contro, non capisci che quello NON e’ normale.
Io provo il massimo rispetto per chi resta, ma non cercate di lavorare sul mio senso di colpa o di appartenenza per convincermi che sarebbe stato meglio restare, non senza aver prima visto un’alternativa.

Body of Pompeii

Quando torno mi sembra di osservare Pompei, un paese immobile che piano piano si sgretola e su cui si lavora solo per rallentare un logoramento inevitabile (o ignorandolo del tutto).

Disagio e malinconia, ma anche la gioia malcelata di aver colto quell’opportunita’ nel momento giusto, prima di essere costretti a farlo, prima di perdere ogni speranza. E persino invidia nei confronti di chi si e’ mosso prima e ora riesce a guardare tutto con maggior distacco.

Future historians will probably regard Italy as the perfect showcase of a country which has managed to sink from the position of a prosperous, leading industrial nation just two decades ago to a condition of unchallenged economic desertification, total demographic mismanagement, rampant “thirdworldisation”, plummeting cultural production and a complete political-constitutional chaos.

The Demise of Italy and the Rise of Chaos

E no, il nostro modo cazzone (nella migliore delle accezioni possibili) e scanzonato di venire a capo dei nostri problemi non ci tradira’ mai, ma forse rendersi conto che non e’ un caso che il tasso di emigrazione sia aumentato del 3% dal 2012 e del 5.5% dal 2011 (fonte) e che non si parli piu’ solo di fuga di cervelli, ma di eserciti di lavapiatti, commessi, baristi creando aberrazioni come questa canzone

e se, rispetto ai Modena del 1994, questo non e’ un segno di degrado…


Oh, a me questa piace

September 9 2013 - In: music by

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A few days ago I happened to read this document about Culture and Ethos in companies.

I believe that it was Jacopo Romei sharing it, but anyway, I got impressed by the core concept:

… culture is created and re-created by the choices made by individuals every day [...] People make the culture, so invest in your people foremost.

The document is quite interesting, even though slightly naive, but there is one principle that got my attention:

Plan around trust; allow for mistakes

  • If tempted to introduce a policy, ask whether or not it is needed because you don’t trust everybody to do the right thing.
  • Mistakes are OK; expect them and learn from them.
  • Instead of adding a rule, hire better people so that you need less rules

I know a few companies which lost most of the valuable people due to the lack of trust.

In God we trust

This morning I was again inspired by Jacopo (can you see a pattern here as I do?): he was sharing his thoughts about society and censorship and he mentioned the sentence which is the title of this post

The healthier a society is, the less rules are needed

Let me be naive here: what if a country can plan around trust and be transparent.
What if a country could share at least some of the Culture and Ethos principles defined in that document?

Maybe changing the whole “hiring” concepts to be education related.
Could you figure it out?

Perhaps the worst thing we can do for culture is try to preserve it.


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