cedmax.net

pink is the new black

Mio figlio è vittima, un po’ come tutti da svariate generazioni a questa parte, dei lego.
Nel suo caso, per questioni di età, sono ancora i duplo a farla da padrone e il suo gioco preferito è attribuire ai personaggi i ruoli di mamma e papà.

E se anche nel passaggio subito dalla mamma

(con relativo cambio di genere) non c’è niente di male (che siamo una famiglia moderna, una di quelle di fatto, sapete, queste cose non ci fanno paura), è associandolo con l’evoluzione del papà che mi viene da pensare:

il buon Sigmund avrebbe di che scrivere.

io e la morosa violenta (ieri mi ha morso e da oggi la chiamo così) siamo pizza addicted.
ma addicted tipo che almeno una volta a settimana finiamo per farci estorcere una quindicina di euro in carboidrati dalla stessa pizzeria.

un tempo, nel periodo che identificheremo con il concetto di felicità, avevamo una pizzeria di fiducia.
amavamo la pizza e il pizzaiolo ci chiedeva se volevamo le solite.

in seguito (vorrei un po’ di tuoni e dei giochi di luce per sottolineare il momento cupo) la pizzeria di fiducia cambiò gestione.
non abbiamo ancora scoperto dove l’amato sia andato a finire e da allora vaghiamo ramenghi alla ricerca di una degna sostituzione.

Non che nel frattempo non abbiamo trovato niente di gratificante, anzi.
Ma tutte storie di pochi mesi, niente di definitivo.

Recentemente siamo in contatto con una che, sì, è soddisfaciente, sì, insomma, sì…
però non so: la tipa che risponde al telefono è una capra.

ora. io non pretendo che mi si chieda se voglio le solite come prima (e so che non dovrei fare confronti con le precedenti, eh, ma viene poi naturale), però almeno non stare a chiedermi tutte le cazzo di volte il numero di telefono!

inoltre.
la morosa cattiva (avevo detto cattiva, no?) è vegetariana (sì, come hitler) e in più non mangia formaggio (peggio di hitler)
ogni volta, quindi, snocciolo gli ingredienti che vogliamo sulle pizze.

ced: me ne fa una solo pasta di pizza e con verdure
tizia: una con verdure
ced: sì, senza pomodoro nè mozzarella però
tizia: ah, una schiacciata con verdure
ced: …
tizia: schiacciata con verdure, poi?
ced: poi una con mozzarella, porcini, salsiccia e rucola
tizia: una bianca con?
ced: … porcini, salsiccia e rucola
tizia: porcini, salsiccia e rucola. e dove le portiamo
ced: via tal dei tali, campanello il mio etc etc (alcuni dati sono stati oscurati per questioni di privacy NdCed)
tizia: mi lascia un numero di telefono?
ced: un porcod*£%$ di gestionale no?

parcheggio del Saturn di Marcon (VE) ore 16.20 circa.
vendirobe africaans sovrappeso

Ehi, fratelo di Bob Marley

mi guardo attorno spaesato: non ho i rasta.
l’unica volta che ho provato a farmeli, verso i 19, ho avuto per 15 giorni la testa che puzzava di maionese.. o sorbetto, non sono sicuro. e non chiedetemi come mai: la mia amica “esperta” nel campo era convinta che coi rasta centrasse il limone.
sono tuttora convinto che avesse sbagliato ricetta.

No, guarda, non ho moneta: giusto 500 lire

Piccolo messaggio di servizio al tizio che me le ha rifilate come resto per un set di birre: Ehi maledetto bastardo, mi devi un euro e mezzo. quando meno te lo aspetti verrò a riprendermelo

Eddai fratelo, non ti fumi le canne? comprami degli accendini.. o dei fazzolettini! non scopi in macchina? servono i fazzolettini!

vado a tagliarmi i capelli e comprarmi un completo.

e io stasera uno lo avrei abbracciato anche un paio di volte per diversi motivi.
ma siccome che è omofobo (si scherza, eh) glielo scrivo e basta.

Tutto è partito dal caso Marrazzo poiché “omosessualità” e “politica” sono argomenti che fanno molto sangue in famiglia da me.

zia: ma se il problema degli uomini che vanno con gli uomini e le donne con le donne fosse qualcosa a livello mentale?
ced: ma perchè lo vedi come un problema?
zia: perchè non è naturale
ced: oddio, l’omosessualità esiste da sempre, cosa intendi per naturale?
zia: ad esempio gli animali non sono omosessuali
ced: ehm… veramente tra i leoni, le scimmie… sì, cioè, non si fanno grandi scrupoli, la bisessualità è dilagante.
zia: già, in fondo gli animali prendono esempio dagli uomini.
ced: ma come fa il leone, nella savana, a prendere esempio dall’uomo?
zia: ne subisce il karma
ced: ???
zia: sì, cioè, gli animali si ammalano perchè subiscono il nostro karma, si donano
ced: aspetta zia, non credo di aver capito bene la tua ultima argomentazione.

di lì la discussione è un po’ degenerata.
ho tentato di mantenermi serio e portare il discorso sul tema “metodo scientifico”, in assenza del quale qualsiasi argomentazione sarebbe venuta meno, poichè non dimostrabile.
la serietà spesso, però, ha lasciato spazio a crudele sarcasmo.

zia: pensa che Tizio (sostituire con nome di un pensatore indiano che non mi ricordo. ndCed) stava meditando mentre si è scatenato un uragano, i suoi famigliari preoccupati sono andati a controllare come stava e non hanno trovato una sola goccia d’acqua nella stanza.
ced: eh.. in effetti io inverno scorso non ho mai meditato e mi è venuta la muffa sul muro della cucina

L’opinione della zia, invece, è che io abbia troppe sovrastrutture mentali che mi impediscono di arrivare alla verità. Nel tentativo di spiegarle che la verità che considero tale non è rivelata ma sperimentale, mi sono ripetutamente scontrato contro l’obiezione dell’indimostrabilità di una cosa che è frutto di un percorso personale e soggettivo.
Inutile sostenere che ciò comporta che non si possa affermare che si tratti oggettivamente della verità. la discussione si è conclusa più o meno così.

ced: ma è come se ti dicessi che il mondo non esisteva fino a 24 ore fa e che tutto quello che credi di sapere ti è stato inculcato in testa in concomitanza con la creazione del mondo e che la prova è che non mi ricordo di ieri a pranzo

pochi istanti dopo

ced: *°F*P£* *io
morosa: cos’è successo
ced: mi sono chiuso il dito nella porta
morosa: vedi cosa succede a sfottere chi crede nel karma?

Marla

stasera io e morosa abbiamo firmato l’accettazione della proposta di acquisto per vendere la casa.
ci abbiamo passato 5 anni. 1 d’inferno e 4 favolosi. 3 da soli e 2 col nano. 5 anni che non dimenticheremo facilmente. scusate la fase malinconica, passerà con l’euforia di cercare la casa nuova e la paura di non trovarla, i problemi e il trasloco. ma ora voglio godermi i ricordi di ogni stanza, quelli che tra altri 5 anni staranno sotto i ricordi della casa nuova. le urla e le lacrime del primo anno di convivenza, il peso di non essere certi di aver fatto la scelta giusta e nel contempo di esserne certi e di essere frustrati dal fatto di non riuscire a farla funzionare. il superamento dei problemi e la maturazione del rapporto di coppia. le difficoltà lavorative e le frustrazioni professionali. ma anche i successi e i festeggiamenti. la decisione di avere un figlio e il vederlo crescere tra le mura di una casa che non sarà più la nostra.

ced: ho male qui
morosa: interessante
ced: …
morosa: …
ced: grazie per il conforto
morosa: vuoi un massaggio?
ced: no, non li sai fare
morosa: tu sì, me ne fai uno?

ced: che coppia di merda
morosa: parla per te
ced: se io sono una coppia cosa ci fai qui?
morosa: è la mia parte del letto, ricordi?

morosa: ti ricordi dove sono?
ced: tu o le tette?
morosa: io
ced: avresti dovuto usare usare il singolare

Mentre aspettavo da circa 1 ora il collega impegnato in una riunione veloce (“ma veloce veloce, 10 minuti al massimo, non ti preoccupare che torno subito..”) mi sono messo a pensare.
e pensa che ti ripensa mi è venuto in mente che la qualità del lavoro (nonchè del tempo al lavoro) che si fa è inversamente proporzionale, bene o male, a quanto dipende dal lavoro e dagli sbattimenti altrui.
e ho pensato che forse “dipendenti”, come termine, non nasce dalla dipendenza economica da un padrone, ma dalla dipendenza fattuale da qualcun altro per portare a termine il proprio lavoro: che sia alla catena di montaggio di Termini Imerese o in un ufficio hi tech in provincia di Bologna, resta il dover aspettare qualcuno per portare a casa il proprio. e se questo qualcun altro è incompetente, o anche solo superficiale, in quello che fa, il lavoro e l’umore ne risentono parecchio. e anche la morosa, che nella sua condizione lavorativa non si è mai considerata “dipendente”, può tranquillamente definirsi tale.

stamattina sono uscito presto per comperare il latte. non presto presto, ma abbastanza presto: mio figlio è particolarmente sensibile alla sua assenza nei momenti a ridosso del sonno, prima o dopo. abbastanza presto, dicevo, da imbattermi in una masnada di 17enni alla fermata dell’autobus pronti a imbottigliarvicisi per arrivare a scuola al limite della campanella. io ero tutto stropicciato, con addosso ancora la maglietta con cui avevo dormito e i primi jeans trovati in terra accanto al letto. all’andata non ci ho fatto caso, ma, ripassando al ritorno, mi sono dato un’occhiata mentale e ho notato che pur tendendo pericolosamente all’avere quasi il doppio dei loro anni (oddio, con calma, diciamo che ho già fatto da un po’ il giro di boa tra la loro età e il doppio della loro età) mi vesto più o meno esattamente come loro. tutto questo per dire che oggi sono andato al lavoro in camicia.

Copyright © 2009 cedmax.net.

Powered by Wordpress. Theme by WordpressCenter.com.