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pink is the new black

il blog è trascurato, ma non è l’unica cosa.
casa nostra è incasinata come non mai. è come se inconsciamente, sapendo che dovremo andarcene, sistemassimo le cose in modo precario appositamente: ogni superficie è colma di qualsiasi cosa: giacche, libri, scatole… e mancano ancora 4 mesi al trasloco.
la verità è che questo luglio ci sta logorando.
la morosa pazza è in un trip di attori bravissimi che le sono praticamente piovuti addosso con delle coincidenze pazzesche per l’allestimento di uno spettacolo che la sta travolgendo e io sono assorbito letteralmente tra la casa (nuova) e il lavoro (vecchio).
nell’ultimo mese la spirale di nerditudine che mi avvolge è aumentata del 200%, però ora il javascript è mio amico (un po’ più che un amico, diciamo che un paio di volte abbiamo limonato duro senza impegno, per capirci).
per fortuna a giorni si parte e si molla tutto. sono letteralmente cotto.

nel frattempo sto facendo la lista della spesa libraria per le ferie.
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to be continued…

Mentre aspettavo da circa 1 ora il collega impegnato in una riunione veloce (“ma veloce veloce, 10 minuti al massimo, non ti preoccupare che torno subito..”) mi sono messo a pensare.
e pensa che ti ripensa mi è venuto in mente che la qualità del lavoro (nonchè del tempo al lavoro) che si fa è inversamente proporzionale, bene o male, a quanto dipende dal lavoro e dagli sbattimenti altrui.
e ho pensato che forse “dipendenti”, come termine, non nasce dalla dipendenza economica da un padrone, ma dalla dipendenza fattuale da qualcun altro per portare a termine il proprio lavoro: che sia alla catena di montaggio di Termini Imerese o in un ufficio hi tech in provincia di Bologna, resta il dover aspettare qualcuno per portare a casa il proprio. e se questo qualcun altro è incompetente, o anche solo superficiale, in quello che fa, il lavoro e l’umore ne risentono parecchio. e anche la morosa, che nella sua condizione lavorativa non si è mai considerata “dipendente”, può tranquillamente definirsi tale.

stamattina sono uscito presto per comperare il latte. non presto presto, ma abbastanza presto: mio figlio è particolarmente sensibile alla sua assenza nei momenti a ridosso del sonno, prima o dopo. abbastanza presto, dicevo, da imbattermi in una masnada di 17enni alla fermata dell’autobus pronti a imbottigliarvicisi per arrivare a scuola al limite della campanella. io ero tutto stropicciato, con addosso ancora la maglietta con cui avevo dormito e i primi jeans trovati in terra accanto al letto. all’andata non ci ho fatto caso, ma, ripassando al ritorno, mi sono dato un’occhiata mentale e ho notato che pur tendendo pericolosamente all’avere quasi il doppio dei loro anni (oddio, con calma, diciamo che ho già fatto da un po’ il giro di boa tra la loro età e il doppio della loro età) mi vesto più o meno esattamente come loro. tutto questo per dire che oggi sono andato al lavoro in camicia.

settembre è già frustrante, ma ultimamente sto trovando tante risposte nella disciplina.
metodo e disciplina.
suona molto reazionario, detta così. in realtà la disciplina non necessariamente è obbedienza.
sono due cose di molto, ma di molto, diverse.

da quando io e la morosa abbiamo iniziato a studiare francese, ad esempio, ogni sera cerchiamo di dedicare anche solo 5 minuti allo studio.
il mio francese fa ancora tanto cagare, ma la mia autostima sta crescendo.
tanto che ho deciso che la mia pausa pranzo, non appena sistemata una questione squisitamente ludica, verrà dedicata allo studio di un’altra lingua. sono solo indeciso su cosa valga la pena studiare: io sarei per il cinese mandarino.

ci vorrà tempo e dedizione, ma è esattamente il genere di cose che fomentano la disciplina. e la disciplina se ben veicolata è autocontrollo: è convogliare le energie negative in qualcosa di positivo. e io ne ho tanto, ma tanto bisogno, chi mi conosce lo sa..

odio le ferie in agosto: c’è troppo caldo, troppa gente, troppo tutto.
e soprattutto mi perdo la pace della città epurata (o quasi) dalle teste di cazzo.
non avendo altra scelta preferisco posti lontani ed esotici tipo il salento (che essendo a circa a 4 redbull di distanza è ancora abbordabile in un’unica tranche di viaggio in auto).

se si esclude l’ondata di milanesi (a cui dovrebbero impedire la guida a certe temperature: gli va in pappa il cervello, semplicemente… o forse è che senza nebbia non vedono bene, un po’ come quei cani con la frangia suglio occhi che non si può tagliare) il salento è il paradiso o quasi.

il mio record di resistenza al mare credo sia stato 15 giorni (ai tempi del liceo nelle marche) e solo perchè non ho mai messo piede in spiaggia.

la morosa è di altro avviso. quindi sono persino abbronzato, ma non ho retto oltre il decimo giorno. sfumatura lenta verso oblio cittadino e la routine lavorativa…

A volte la cecità di certe persone è disarmante: trovo abbastanza inutile relazionarmi con chiunque ragioni in termini di contingenza. Mi rendo conto di suonare abbastanza estremista, ma non ci posso fare niente: se non hai il tempo mentale per guardare più in là del tuo naso per me non esisti. pace.

Nonostante le recenti frustrazioni, però

quindi sono felice e come dice il saggio me ne stracatafotto.

DISCLAIMER: è un post verboso e, in alcuni passaggi, autocelebrativo. però racconta di me e di cosa sto passando/pensando nell’ultimo mese. so di essere noioso, ma se devo farmene una ragione io figurarsi voi…

Recentemente ho deciso di dare una svolta mobile al mio curriculum vitae.

Non che non mi piaccia il mio lavoro, sia chiaro: sono 10 anni che faccio siti internet e ho fatto siti schifosi, siti in flash (5), siti con gif animate (ebbene sì..) e in spaghetti asp, ho manipolato dom, stilato con fogli di stile, trasformato tabelle in div, creato stored procedure, etc etc.. e l’essere arrivato negli ultimi 3 anni a consolidare la mia professionalità in ambito di presentation layer tanto da essere, nel nuovo progetto aziendale, responsabile e architetto della piattaforma di interfaccia mi lusinga (fine della parte autocelebrativa, non ci torno più su, promesso).

Il punto però è che sono sempre stato curioso e l’app store mi affascina: ho un ipod touch (1a generazione) da circa 2 anni, ho provato centinaia di applicazioni e penso che sia arrivato il momento di provare a realizzarne una (anche solo per vedere l’effetto che fa) e quindi ho deciso di mettere in piedi una rock band di sviluppo.

Il progetto è lontano dal partire.
Mi sono fatto la mia bella task list su gmail task (versione mobile, of course) e ho già cancellato le seguenti voci:

  • decidere il nome
  • registrare il dominio
  • creare l’account su twitter
  • comprare un mac
  • buttare giù l’idea per un applicazione

non resta che aspettare la consegna del mac, installare l’SDK e dedicare una serata a settimana alle prove.
l’ipod per ora può bastare, anche perchè la 14esima non copre più del mac (e poi e poi) e devo aspettare il rimborso delle tasse per l’altro investimento.

inoltre devo ancora decidere se investire sempre su apple o accontentarmi dell’ipod e provare a scrivere anche qualcosa su android. il sound dovrebbe arrivare da solo.

Chiaramente dovrò cercare altri componenti per il gruppo, perchè one man band è autarchicamente bello, ma alla lunga stanca.

Mancanze

April 23 2009 - In: vita vissuta cedmax

1 comment

il libro che sto leggendo, e che purtroppo non ho sottomano per citarlo precisamente, a pagina 166 dice una roba tipo che quando ci sono grossi cambiamenti non è la visione d’insieme quella che dà fastidio, ma i piccoli dettagli a cui ci si era abituati.

il cambiamento in sè probabilmente si perde nella sua stessa mole, sono le ricadute nel piccolo che colpiscono.
e così mi mancherà alzare la voce mentre te ne vai incazzata, che si gira tutto l’ufficio, la sera e offrirci il caffè la mattina come se fosse successo niente; mi mancheranno le ansie e i ritmi incessanti guidati dai tuoi orari assurdi e ricevere mail alle 3 del mattino con il recap delle attività settimanali; mi mancherà la fiducia quasi totale nelle reciproche competenze. mi mancherai.

anche se poi appunto probabilmente non cambierà nulla, i ritmi resteranno incessanti, la persona che ti sostituirà sarà probabilmente meno stronza di quel che temo e nemmeno leggerai mai questo post.
in bocca al lupo.

post scriptum per la morosa gelosa: moeghea

è un po’ che penso che dovrei cominciare a vestirmi come kevin bacon in fooloose.
maledetto revival anni 80, ti entra in testa e non ti molla mica.. (e per fortuna che gli anni 80 nel mio iTunes sono morphine, cccp e smiths)

oppure potrei semplicemente smettere di lavorare in overdrive.
tipo che se mio figlio nottetempo vomita, ha la febbre e non dorme, io il giorno dopo me ne sto a casa.

non è un’idea da scartare anche se essere stronzo al limite della dottorhousità (c’è che anch’io nel mio piccolo sono abbastanza competente e qualche volta posso permettermelo) con chi mi stuzzica ma efficentissimo coi miei 2 litri di caffè in circolo non mi dispiace affatto.

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