L'attesa

Ieri sera, mentre googlavo mascherine ffp3, non potevo fare a meno di pensare a quanto l'esposizione a Facebook, in questa fase abbastanza drammatica, in cui i miei connazionali son costretti a casa per evitare di infettarsi o infettare, mi crei ansia. Pensavo che devo staccare, che non posso passare il tempo a pensare a quando arriverà qui – dice che siamo tra i 10 e 13 giorni indietro, per la cronaca.

Poi ho pensato che vedere l'umanità, le battute – pur preoccupate – e il tentativo di tirare avanti, poteva essere un buon viatico a un momento che alla fin fine se deve arrivare arriva, che io presti attenzione o meno.

L'ansia del transitare a un lavoro nuovo in un periodo come questo (e se mi ammalassi nella pausa tra i 2 lavori? contrattualmente non mi dovrebbero nulla, ma cosa farebbero? mi aspetterebbero?) è mitigata dalle altre ansie (i genitori, i parenti medici giornalmente in ospedale...) e quindi si tira avanti.

Ora un set di mascherine ce l'ho, monouso, quindi praticamente inutili, prendendo la tube ogni giorno. Stasera andrò a un concerto senza pogare e cercando di non toccare altri esseri umani, sperando anzi che molti stiano a casa, in ansia più di me – e mi chiedo se sarà awkward come il concerto di Astronautalis il giorno dopo l'attacco terroristico a Parigi o se è troppo presto. I bambini vanno ancora a scuola e in piscina, ma io aspetto fuori, invece che nelle sale d'attesa strapiene di genitori. E si prenotan le ferie, dopo aver fatto assicurazioni che coprano cancellazioni last minute. Si evita di andare dal dottore, se non strettamente necessario e si aspetta.

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