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pink is the new black

Tomorrow will be my last day in Shazam.
The only words that comes to my mind thinking about the last 3 years and half are “mixed feelings”.

When I started I enjoyed the chance to work in a greenfield project, even though I had some struggle dealing with some people in the team. Over time that balance shifted with some people leaving and some new comers.

Front end team

There was a moment during which everything was perfect: for a year or so we were a team of good friends having fun together and working on a very interesting project.

Lots of fun

But of course it couldn’t last.
Things shifted again and when I figured out that I was there mainly for my colleagues, I knew it was time to move on.

Starting Monday I’ll be joining a new company, but I’ll have time to talk about it. In the meanwhile: Goodbye Shazam!

2016-02-03 19.20.09

15

FriendFeed chiuderà il 9 Aprile.

Se non sapete cos’è FriendFeed leggete questo che anche se non sembra dica niente del socialino a chi non lo conosce, in fondo dice tutto.

Ho passato vari anni a essere un lurker, fin dai tempi dei newsgroup. Quando questi sono passati di moda e sono arrivati i blog non mi sono adeguato subito, ho avuto tempi di reazione beceri e solo dopo qualche anno, insieme ad alcuni amici, ho iniziato a scrivere su dioblog.it.

Dioblog, per noi, aveva la stessa dimensione comunitaria che si è poi ripresentata su FF, con la differenza che ci conoscevamo tutti vis a vis. Anzi, eravamo già amici prima del blog e ciò rendeva tutto più facile (anche l’essere dei minchioni aiutava, c’è da dire). Poi a un certo punto si è rotto tutto.

Ed è ciò di cui viene accusato anche il FF. Con la differenza che il blog è morto quando la cricca degli iniziati ha perso mordente, mentre il socialino ha in realtà trovato nuova vita, ogni volta. Il bello di FF era che se dicevi una cazzata, l’essere una blogstar o un vip non aiutava a passarla liscia ed è divertente come alcuni dei soggetti che non hanno trovato l’accoglienza aspettata stiano ancora rosicando anni dopo.

Quando Zuckenberg ha acquisito Friendfeed, per accedere alla tecnologia che gli permetteva il live update di thread e commenti, sapevamo di essere spacciati. Inaspettatamente però Facebook è stato clemente e ha tenuto in vita la piattaforma e per 5 anni il socialino ha continuato a funzionare senza alcun update software, solo qualche riavvio di tanto in tanto.

Ora che FF chiude, sembriamo galline sfamate a fondi di caffè (cit.), disperati nel cercare di esportare, di trovare una piattaforma alternativa, nel trovare chi era tizio o caio su facebook. Di mio non mi sono mai iscritto a così tanti gruppi né aggiunto così tanti amici su Facebook, mandato e ricevuto messaggi diretti su FF e conosciuto persone nuove su internet come negli ultimi 7 giorni.

E sebbene nella mia vita abbia incontrato solo una volta una persona conosciuta via internet (e perché un amico stava pasturando pesantemente), da ex-lurker sto organizzando personalmente la bevuta di addio per il 9 a Old Street per i FriendFeeders londinesi.

Perché FriendFeed, per usare parole di altri destinate a sparire per sempre, era “l’unica cosa bella di internet”.

Forse, se avete letto questo blog o se mi conoscete da abbastanza tempo, vi sarete accorti che ho le mie piccole manie.

Tendo ad avere periodi in cui ascolto solo un gruppo, leggo solo un autore (libri o fumetti), o guardo solo una serie tv senza soluzione di continuità, se non lo stretto indispensabile per avere una vita socialmente accettabile e non essere lasciato da significant other.

La cosa bella è che se anche io ho le mie manie, anche significant other ha le sue. E mentre le mie tendono più all’ossessivo compulsivo, le sue sono decisamente più esoteriche. Non voglio scendere nel dettaglio perchè non so come si sentirebbe a vedere la sua sfera più privata esposta sul questo blog, ma io trovo dolcissimo il suo abbinare le cose nuove, per dire, o il fotografare il sole a Londra, ogni giorno, per un anno e persino il fatto che le unghie si taglino il Venerdì.

You are my constant

Non so bene dove voglio andare a parare, ma quando non c’è mi manca: finisco per passare le sere davanti a un po’ di codice, con una birra, e addormentarmi sul divano.

E per fortuna che ci sono i bambini e i nonni che contengono l’inevitabile imbruttimento.

Insomnia

Ovvero dalle 4 di stamattina, in un delirio che possiamo imputare un po’ ad un caffè prima di cena (ma dovevo pur provare Pact), un po’ a un figlio 4enne che “ma quando mi lascerai dormire?” e un po’ ad una digestione complessa.

Nel frattempo ho terminato un enorme refactoring, piacevole e intenso come Rocco in Racconti a pecorina, che mi ha portato via da lunedì sera, ma che mi ha tolto tante soddisfazioni.

Ora vorrei un bicchiere di vino e giocare a un videogioco a caso su qualsiasi device a portata di mano e con abbastanza batteria, aspettando che la mia significant other faccia ritorno da teatro, per poi mangiare insieme.

Poi, se va tutto bene, potrò finalmente dormire.
Che poi lo stato di veglia forzato di per sè non è così male: da Marzo 2010 a Giugno 2011 avevo una media di 7 sveglie notturne, a causa del figlio che “ma quando mi lascerai dormire?”, e tutto sommato, a parte il doversi tirare su dal letto con una redbull la mattina dopo per arrivare in ufficio, è un po’ come essere sempre un po’ brillo ma senza i fastidiosi effetti collaterali.

Vino.
Ora.

Yak Shaving

January 28 2015 - In: vita vissuta cedmax

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Lo yak shaving è la pratica preferita dai programmatori di tutto il mondo, soprattutto in fase di refactoring.

Volevo scriverne qualcosa perchè negli ultimi giorni mi ci sono infilato in modo piuttosto violento.

È abilmente riassunta in questo stralcio da Malcom in the Middle, serie tv sottovalutatissima (c’è anche Bryan Cranston, il Walter White/Heisenberg di Breaking Bad).

La prima referenza appare su un newsgroup — non vi preoccupate se non sapete che sono, cose da nerd, ma l’inizio di internet, per capirci — che diceva:

“Yak shaving.” Our very own Carlin Vieri invented the term, and yet it has not caught on within the lab. This is a shame, because it describes all too well what I find myself doing all too often.

You see, yak shaving is what you are doing when you’re doing some stupid, fiddly little task that bears no obvious relationship to what you’re supposed to be working on, but yet a chain of twelve causal relations links what you’re doing to the original meta-task.
Jeremy H. Brown

E il riferimento originale nasce da un filmato di Ren & Stimpy che è un WTF micidiale:

yak-shaving-day

Though not a regular viewer of Ren and Stimpy, I did see the Yak Shaving Day episode and thought it bizarre enough to be the end of a long chain of tasks. The original primary task that caused me to start shaving a yak was trying to overnight a document. Getting the AI lab to pay for FedEx or DHL was very difficult at the time!
Carlin Vieri

Per quanto ne so io, però, è diventato veramente famoso per la storiella riportata successivamente da Seth Godin sul suo blog:

Yak Shaving is the last step of a series of steps that occurs when you find something you need to do.

“I want to wax the car today.”

“Oops, the hose is still broken from the winter. I’ll need to buy a new one at Home Depot.”

“But Home Depot is on the other side of the Tappan Zee bridge and getting there without my EZPass is miserable because of the tolls.”

“But, wait! I could borrow my neighbor’s EZPass…”

“Bob won’t lend me his EZPass until I return the mooshi pillow my son borrowed, though.”

“And we haven’t returned it because some of the stuffing fell out and we need to get some yak hair to restuff it.”

And the next thing you know, you’re at the zoo, shaving a yak, all so you can wax your car.

Seth Godin

In tutto questo oggi mi sento più sereno perchè ho visto la luce in fondo al tunnel, probabilmente domani potrò passare ad altro, dopo aver chiuso la catena di task apparentemente inutili che ha sbloccato il mio problema.

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