Parliamo di linguaggio inclusivo

Volevo scrivere una cosa breve, in risposta ai vari commenti altrui su notizie di questo tipo, ma mi è uscito un post che merita più di stare qui, a casa sua, che su Facebook*:

Quando ci viene fatto notare che un modo di dire, una nomenclatura o anche un'associazione di idee sono "poco inclusivi", normalmente è perchè risultano più o meno offensivi per un qualche gruppo "meno rappresentato" (per genere, razza, religione, cultura... come vi pare).‌‌‌‌Ora. Ci sono varie possibili reazioni associabili a questo tipo di commento. Reazioni probabilmente assimilabili alle fasi di elaborazione del lutto. Senza farla troppo lunga, vorrei soffermarmi sulle reazioni che suonano tipo "eh ma si è sempre detto/fatto così" o, peggio, "fa parte della nostra cultura".

La cosa bella della cultura è che non è un monolite granitico e intoccabile, ma un continuo evolvere. E il fatto che qualcosa si sia sempre fatto in un determinato modo non la rende necessariamente migliore (altrimenti staremmo ancora mezzi nudi in caverne). La "nostra cultura" è radicata in avvenimenti storici non sempre encomiabili ma, anche nel caso lo fossero, è dettata dal tipo di meticciamento avvenuto in passato, quando il mondo era meno interconnesso e i nostro vicini più prossimi erano gli unici "diversi" che incontravamo (e io capisco bene perchè a Modena si guardino di sottecchi i bolognesi e viceversa: per lungo tempo erano "gli altri").

Ma il mondo va avanti e la cultura evolve, e con loro le parole che usiamo e i concetti che esprimiamo. Lo sforzo di cambiare un termine, o un'espressione, è infinitesimale, rispetto al senso di appartenenza che può offrire a chi si sente minacciato dalla cultura che quel termine sottintende.

Io non sono certo un esperto di linguistica o sociologia, ma ho esperienze di come si possa promuovere una determinata cultura aziendale rispetto a un'altra e il linguaggio usato è uno dei veicoli più potenti. Rifiutare di evolvere il linguaggio per offrire un'apertura a determinati gruppi sociali, equivale a decidere di non farli entrare nel vostro negozio, seppure in modo meno plateale e forse persino un po' più subdolo. Farlo in nome della vostra "cultura", è come dire che a voi, in fondo, va bene così, indipendentemente da quanti "black lives matter" o arcobaleni condividete nelle vostre immagini di profilo.


* https://www.facebook.com/cedmax/posts/10158473071803126

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