Quanto costa il capitalismo?

Quante energie emotive puoi donare a un sistema che, alla fin fine, ti sfrutta?

Tra un bicchiere di Porto e una Coca Light al mango*, mi rileggo coi filtri delle diecimila sovrastrutture che mi son costruito, e mi chedo se dall'alto del mio privilegio ho diritto di lamentarmi di un lavoro che mi permette di fare il cazzo che voglio, bene o male.

E poi niente, mi perdo via e mi chiedo se tra tutti i gruppi proprio i Mary in June dovevan sciogliersi.


I no global avevan ragione a protestare il globalismo capitalista. Ora gli stronzi che allora facevan spallucce, son diventati "sovranisti" perchè – oh, chi l'avrebbe mai detto – si senton impoveriti. Il dramma è che tutt'ora non capiscono le cause del problema, le stesse che non capivano 20 anni fa.

E a me, che 20 anni fa ancora non lavoravo ma che avrei iniziato da lí a poco, vengon in mente generazioni di manager, generazioni di incapaci, in cui i pochi illuminati si ritrovavano a nuotare nella mediocritá altrui, cercando di salvare il salvabile.

E non riesco a non tracciare una linea e a chiedermi com'è possibile che tutta questa mediocrità sia sempre lí, pronta a non capire un cazzo, sempre. Costantemente focalizzata sul buco del loro culo.


* Altro che i quattro amici al bar. E poi lo so che ho dei gusti di merda. Tra l'altro, irony is not lost on me: farsi pipponi sul capitalismo bevendo Coca Cola. Ci hanno preso tutto.

Show Comments