Cambiare lavoro

No, non sto cambiando lavoro di nuovo.

Disclaimer: avevo iniziato con un post ma stava diventando un poema epico di omeriana memoria e quindi ho deciso di spezzettarlo, con l'extra risultato di avere almeno altri 2 post in canna senza sforzo.

L'altro giorno ho partecipato come panelist a un meetup. Al di là della stranezza di parlare in Italiano, si trattava anche del primo incontro "non tecnico" a cui prendevo parte.

Il tema era il team e come funziona, o non funziona, e cosa si può fare per migliorare le dinamiche, processi, etc.

Tra le varie conversazioni – interessantissime, mio malgrado – mi è scappata una considerazione. Senza stare a perdermi troppo nel contesto, me ne sono uscito con un:

Non ricordo di avere mai lasciato un lavoro per via del team, è sempre stato per problemi col management.

Sul momento non ci ho pensato più di tanto, ma da allora mi son chiesto se quest'affermazione fosse vera e... quale scusa migliore della crisi di mezza età 1 per riavvolgere la cassettina 2 delle mie esperienze lavorative e scoprirlo?

A mo' di novella Alta fedeltà, nei giorni in cui spreaker annuncia l'acquistizione da parte di iHeartMedia , esploriamo le mie storie lavorative e le ragioni dei miei break up, accompagnati da una colonna sonora adeguata al periodo 3 .

Magicnet

J-Five - Modern times

Ho lavorato a MagicNet, una piccola agenzia web del bolognese, dal 2004 al 2006 e mi son divertito in modo pazzesco. È stato il mio primo lavoro, amavo il web e la gestione "familiare" dell'azienda si sposava abbastanza bene con le mie necessità, soprattutto in termini di flessibilità. Una volta provato sul campo che me la cavavo, Electra e Max 4 , per lungo tempo i capi migliori che ho avuto, mi hanno offerto sempre più spazio e possibilità di esplorare tecniche e strumenti nuovi. Capiamoci, non tutto era perfetto: ci sono stati screzi e incomprensioni, come in ogni famiglia che si rispetti. Non ricordo particolari drammi, ma quando arrivò l'occasione Yoox il rapporto era probabilmente un po' logoro: da un lato avevamo avuto un paio di clienti con idee balzane difficili da accontentare che ci avevevano un po' frustrato, dall'altro credevo di aver raggiunto quel che potevo dare, e volevo mettermi alla prova in un contesto diverso.

Yoox

Atom and his Package - Punk rock academy

Qui si fa interessante.

Yoox è stata una palestra fondamentale per la mia crescita 5 , ma come accade in tutte le palestre, per avere risultati bisogna soffrire. Nei 5 anni passati a Zola, ho conosciuto persone fantastiche che tutt'ora considero amiche vere, ma ho anche odiato a turno praticamente tutti i manager con cui ho avuto a che fare – tranne Max Davoli, che sotto certi aspetti considero un punto di riferimento tutt'oggi, e un paio di CTO. Dal Mega-Direttore Clamoroso Duca Conte Incensato CEO fino all'ultimo dei suoi talvolta incapaci leccapiedi – e non uso questo termine a caso – non ho ancora trovato un posto di lavoro altrettanto tossico 6 . Decisamente da attribuire al manager di turno il mio burn out. Essendo passata una decade da quando ho lasciato, è passata abbastanza acqua sotto i ponti da immaginare che molto, se non tutto, sia cambiato da allora. O se non altro augurarselo per i pochi ex colleghi rimasti.

Spreaker

Sunset Rubdown - I'll believe in anything

Il mio impatto con Spreaker non è stato dei più semplici: arrivavo da una ditta quasi-corporate, condividendo l'ufficio con 70 dev e svariati team, e mi sono ritrovato a lavorare da casa, in remoto, con 2 programmatori molto più bravi della media (e, fatto non irrilevante, founders).  Avevano dedicato se stessi alla causa negli anni precedenti, condividendo un piccolo ufficetto e creando una simbiosi e una dedizione quasi perfetta.

Ci è voluto un po' perchè ingranassimo: avevamo ritmi, approcci e identità molto diverse. E per un po' sembrava che non funzionasse, ma dopo qualche mese, complice anche l'inserimento di altri elementi nello staff, ha cliccato e a quel punto siamo andati come treni. Ho dovuto lasciare per questioni di runaway economica: stava per entrare un grosso contratto, poi entrato, ma in quel momento poteva andare either way e io non ero in un momento della mia vita in cui potevo prendermi quel rischio.

"Colpa" del management? In un certo senso, forse, ma data la trasparenza e l'onestà riguardo alla situazione aziendale, il supporto che mi venne offerto al tempo, il fatto che sono riusciti a svoltare rimanendo fedeli a loro stessi e i rapporti che tuttora conservo, non mi sento assolutamente di imputare alcunchè: è andata così 🤷‍♀️ É l'unica ditta che in un certo senso non ho scelto di lasciare e mi spiace di essermi perso la loro crescita, ma non sarei dove sono se non fosse successo.


Nel prossimo episodio: l'emigrazione, le barriere culturali, i manager inglesi (e mmerigani).


1. sta diventando la scusa un po' di tutto, finchè dura...

2. anvedi che vintage

3. o alle mie memorie del periodo

4. Non menzionare Lorella sarebbe criminale, ma non era tecnicamente parte del "management", quindi la metto qui 🤷‍♀️

5. Sono entrato come secondo front end developer dedicato, sono uscito con svariati team dedicati, ho visto la ditta quotarsi in borsa, ho scritto SDK javascript, completamente test driven, quando a parlarne di unit test in quel ambito, c'eravamo noi e il tizio norvegese che ha scritto Sinon.js...

6. Condé Nast verso la fine ci ha provato, ma avendo gli anticorpi me ne ne sono andato prima che potesse anche solo avvicinarsi